Alcuni sacerdoti utilizzano Spotify per arricchire la messa con canti liturgici. Altri sintetizzano l’omelia con i concetti fondamentali via tweet. È la predicazione ai tempi del web e dei social.

Omelia

Spiega su Il Secolo XIX don Sergio Tapia Velasco, docente di media training e public speaking alla Pontificia Università della Santa Croce a Roma: “Intendiamoci, il contenuto della predicazione che si presenta nella parola di Dio naturalmente non cambia, ma è innegabile che i social hanno portato ad un cambio della forma. Il punto è entrare in sintonia con i fedeli con un linguaggio attuale. L’entrare in conversazione con i fedeli non è più soltanto l’entrare nel confessionale dove la gente racconta i propri guai. Oggi la gente va ascoltata anche sui social. Penso ai giovani e credo che le loro conversazioni su Facebook possano essere illuminanti anche per un uomo di chiesa ai fini di entrare in sintonia”.

“Quando si prepara un’omelia il ricorso al web può aiutare il prete a trovare aneddoti, modi di dire efficaci. Ma c’è anche il grande rischio della pigrizia per cui anziché preparare un’omelia in maniera adeguata, si finisce con il fare il copia e incolla: il che significa perdere il senso della conversazione con i propri fedeli. On line c’è un portale dove si trovano i sermoni tenuti da diversi predicatori. Il rischio è di finire in un supermercato di sermoni, se non si fa ricorso alla disciplina”.

Dopo l’impulso impresso al digitale da Papa Francesco, In Messico “c’è un presule che ha dato vita ad una speciale app che consente di sapere in ogni momento quale sia la messa più vicina. Ci sono poi sacerdoti che riassumono via tweet, in maniera preimpostata, i concetti fondamentali della messa..